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| Antologia della rivista "Rosso" (1973 - 1979) |
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IL CONTROLLO SUL CICLO La multinazionale Fiat si ristruttura È noto il libro di Levinson nel quale viene elencato il prodotto nazionale lordo di quasi tutti i paesi del mondo e il prodotto lordo delle maggiori multinazionali: General Motors, Standard Oil, Ford Motor, ecc. In questo elenco la FIAT è al 95mo posto prima della Firestone. Si pensi ad esempio che il prodotto lordo della Irlanda è di 3,4 milioni di dollari e quello della FIAT di 2,3 milioni di dollari. La FIAT quindi come multinazionale può essere gratificata di tutti i giudizi che si danno su questi colossi: ingerenza nei paesi nei quali operano, speculazioni sulle valute e sulle materie prime, evasioni fiscali, tendenza a manopolizzare i settori chiave dell'economia, corruzione di personalità locali. Troviamo stabilimenti di montaggio FIAT in tutti i paesi del mondo: compresi i più fascisti. In Cile è in programma la costruzione di uno stabilimento. Giovanni Agnelli su Espansione del novembre scorso a proposito degli stabilimenti nei paesi dell'Est scriveva: «La FIAT fornisce, con i suoi uomini migliori e con la sua esperienza, assistenza, progetti e piani di lavoro». Nel 1973 in Jugoslavia venivano fabbricate circa 95.000 autovetture, in Polonia 75.000 ed è in progetto un gigantesco stabilimento in Slesia che produrrà 150.000 automobili l'anno. Lo stabilimento di Togliattigrad ha 51.045 operai, dei quali 28 mila alla produzione. La dipendenza tecnologica di queste industrie dalla FIAT è indiscutibile, come pure l'organizzazione del lavoro. La FIAT non ha bisogno di attuare in questi paesi i suoi progetti di ristrutturazione e repressivi perché la classe operaia è completamente controllata dagli apparati del partito e la pace sociale è assicurata. Il caso della FIAT-SEAT in Spagna può essere esemplificativo di come si muovono queste multinazionali e di come utilizzano la crisi economica. La FIAT esercita sulla SEAT un controllo determinante. Le esportazioni della SEAT si sono interrotte bruscamente quando Agnelli ha cominciato ad avere delle difficoltà. Nello stesso tempo le industrie spagnole di quel settore aumentavano le esportazioni. Da una parte con la scusa della crisi la SEAT vorrebbe ridurre la produzione, dall'altra vorrebbe l'aumento dei ritmi di produzione perché gli stessi lavoratori producano più automobili. In pratica gli obiettivi della FIAT-SEAT sarebbero: 1. ristrutturare gli organici licenziando gli operai più anziani e più combattivi; 2. frenare le rivendicazioni salariali. La tendenza comunque è dello spostamento della produzione automobilistica dalle aree economicamente avanzate (dove vi è un alto tasso di produzione e un alto tasso di saturazione) ad aree dove l'automobile non veniva prodotta, dove i salari sono più bassi e il mercato in espansione. Oggi i mercati nuovi sono costituiti dall'America Latina (Brasile, Argentina). Ma negli anni che seguiranno si vedranno sorgere mercati nei paesi arabi, in Asia e Africa. Questa tendenza produrrà una crisi in quei paesi dove la produzione di auto era più sviluppata: una contraddizione fra Torino e Barcellona. Da parte di Agnelli che ha voluto ottenere un controllo formale sulla SEAT di Barcellona vi era il progetto di ridistribuire la produzione nell'area FIAT a danno di Torino ed a favore di Barcellona. La previsione FIAT era che nell'anno '80 la produzione all'estero avrebbe equilibrato la produzione italiana e questo non è solo una questione di mercati, ma una questione politica più profonda. La crisi mondiale delle materie prime ha solo accelerato questo processo. A gennaio la FIAT ha aperto uno stabilimento in Brasile che produce 200.000 automobili: praticamente il potenziale FIAT all'estero è uguale non acora al potenziale, ma alla produzione i-taliana. La FIAT tende, dunque, in quanto produttrice di automobili, a dislocarsi fuori dall'Italia. L'Italia funziona da retroterra: per esempio tutta una serie di macchine utensili che lavorano in Argentina e Brasile vengono costruite in Italia. Ma comunque la tendenza più importante e che deve interessare i compagni e di cui ci occuperemo anche nel prossimo numero è quella del trasformarsi da società industriale a società finanziaria. La diversificazione FIAT di cui parlano 4 suoi dirigenti consiste in sostanza nello spostamento di grandi capitali a livello finanziario che intervengono dappertutto nel mondo. Tutte le caratteristiche che si discrivono delle multinazionali: ad esempio lo stato nello stato, sono caratteristiche che sono permesse dall'intervento delle finanziarie e quindi dall'enorme potere di controllo su differenti settori dell'economia nazionale. da «Rosso. Giornale dentro il movimento», 18 ottobre 1975, n. 2 | ||
| Numero 13 di 99 |
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