Appello per una campagna nazionale di mobilitazione contro la repressione e per la liberazione di tutti i compagni arrestati

Appello per una campagna nazionale di mobilitazione contro la repressione e per la liberazione di tutti i compagni arrestati

 

Da sette anni, di fronte all’esigenza di potere della classe operaia, la repressione di stato colpisce le avanguardie politiche e il movimento operaio, ricercando affannosamente una soluzione ”autoritaria” di ristrutturazione dello sfruttamento capitalistico.

Più si approfondisce la crisi dei padroni, più la borghesia torna a mostrare il suo vero volto terroristico e ferocemente distruttivo di qualsiasi istanza rivoluzionaria del proletariato.

E in questo gioco PCI e riformisti hanno assunto (ormai senza veli) il duplice ruolo di repressori delle punte avanzate di lotta e di cogestori della ristrutturazione sulla pelle di operai e proletari.

È per questo che oggi i padroni, Stato e riformisti tentano di scatenare una nuova e più violenta ondata repressiva che colpisca l’intera forza della classe operaia e la metta in ginocchio davanti alla crisi.

Il fronte padronale, diviso e lacerato al suo interno, ha ritrovato la sua unità d’azione con una mobilitazione senza precedenti: licenziamenti, cassa integrazione, aumento dello sfruttamento e della rapina al salario, oppressione su ogni aspetto della vita sociale, eccezionali misure di polizia, di rafforzamento dei corpi militari, campagna d’ordine all’insegna della peggiore tradizione oscurantista e forcaiola. Sotto l’incalzare di questa vera e propria guerra repressiva cominciano a cadere una alla volta anche le stesse false regole della democrazia e della legalità borghese.

Le leggi speciali sul raddoppio della carcerazione preventiva, sul ripristino dell’interrogatorio di polizia, sulle armi improprie hanno già sancito una modifica istituzionale in senso autoritario della ”Costituzione Repubblicana scaturita dalla Resistenza”.

Gli altri progetti dì legge come il fermo e l’uso delle armi da parte della polizia sono già largamente operanti ancora prima di essere approvati in Parlamento.

È praticamente distrutta la figura del ”giudice naturale” nell’affidamento dei procedimenti. Accanto alla prassi consolidata delle avocazioni si sta procedendo ad una ristrutturazione più organica che l’instaurazione in tutti i tribunali di sezioni speciali permanenti a cui affidare d’ufficio i procedimenti politici e contro la ”violenza”.

Centinaia di proletari e di militanti vengono arrestati per i motivi più pretestuosi ed infondati; detenuti illegittimamente nelle galere di Stato; condannati a pene durissime; perquisiti, controllati, sottoposti ad inquisizione politica nel quadro di un’arbitraria indagine sulle organizzazioni rivoluzionarie e di schedatura dei militanti, che prelude alla loro persecuzione e messa al bando.

Nelle carceri stesse si cominciano a sperimentare i primi metodi di isolamento sulla scorta di quelli già adottati nella Repubblica Federale Tedesca, mentre è iniziata una pesante opera di intimidazione degli avvocati.

 

MOBILITIAMOCI IMMEDIATAMENTE PER CONTRASTARE ENERGICAMENTE QUESTA MARCIA DELLA BORGHESIA VERSO LO ”STATO FORTE”.

METTIAMO I PADRONI ALLA SBARRA! INCHIODIAMOLI AGLI ORRORI DELLA LORO POLITICA TERRO RISTICA!

DENUNCIAMO APERTAMENTE ALLE MASSE LA COMPLICITÀ ATTIVA DEL RIFORMISMO ALLA STRETTA REPRESSIVA.

RIBADIAMO CON LA LOTTA IL DIRITTO DEL PROLETARIATO DI DIFENDERE ATTIVAMENTE I SUOI INTERESSI MATERIALI E Dl POTERE.

NESSUN COMPAGNO DEVE ESSERE ABBANDONATO NELLE MANI DELLA GIUSTIZIA BORGHESE: MOBILITIAMOCI NELLE PIAZZE PER LA LORO IMMEDIATA SCARCERAZIONE.

 

da «Rosso contro la repressione. Giornale dentro il movimento» – anno 3 – n. 15 – marzo-aprile 1975

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