Le giornate d’Aprile

Le giornate d’Aprile

 

Le giornate dell’aprile 1975 resteranno a lungo nella coscienza dei militanti rivoluzionari. Non solo perché i caduti sotto il fuoco dei fascisti e della polizia vanno vendicati, non solo perché le tremende responsabilità repressive del potere vanno denunciate e colpite. Ma soprattutto perché queste giornate rappresentano un primo punto di arrivo, vittorioso, del movimento autonomo di classe nella lotta contro il riformismo, per il comunismo. I padroni, lo Stato, i riformisti non se l’aspettavano. Malgrado la pedante e continua opera di provocazione che mettono ogni giorno in piedi, che nutrono con tanta amorevolezza, non se l’aspettavano davvero che ”gli sparuti gruppuscoli” dell’autonomia operaia e proletaria esplodessero in un incontenibile movimento di massa. E invece le cose erano andate esattamente come noi da anni ripetevamo: il cumularsi continuo dell’insubordinazione autonoma del proletariato, l’insieme dei mille comportamenti di violenza e di sovversione che il proletariato necessariamente produce nella sua lotta incessante contro la crisi e contro lo Stato, tutto questo doveva rovesciarsi in un momento di attacco complessivo, che come tale ha la capacità di spostare tutti i termini della lotta politica in Italia e di spazzare via tutte le stupide mistificazioni che i padroni, lo Stato, i riformisti dai loro giornali e dai loro pulpiti propagandistici mettevano in giro.

Il loro odio per l’autonomia è stato tale che alla fine non la vedevano più, erano essi stessi intrappolati dalle mistificazioni che avevano prodotto. Perciò, quello che il punto di vista di classe vedeva e attendeva, essi non potevano né vedere né prepararsi a reprimerlo. Così è esploso questo formidabile cocktail esplosivo dell’autonomia proletaria ed operaia, così s’è realizzato e consolidato il potenziale rivoluzionario delle masse. D’ora in poi tutti dovranno vederlo, tutti dovranno averlo continuamente sotto gli occhi, e sapranno bene che ogni esorcismo è impossibile e dannoso.

Ma le giornate d’aprile non sono solo un fatto quantitativo, non sono solo il prodotto delle lotte continuamente prodotte dell’autonomia. Sono anche un fatto qualitativo. Una nuova generazione di militanti ha preso la testa dei movimento. Sono quelli che non avevano fatto il ’68, che hanno appreso la gioia della lotta attraverso le battaglie di questi anni: sono i compagni per i quali la lotta di appropriazione e per il comunismo è una parola d’ordine immediatamente attiva. Aprile ’75: luglio ’60. Quante somiglianze hanno quelle e queste giornate! Una violenza fresca, una determinazione che solo le nuove generazioni sanno presentare, una settaria volontà di scontro e di affermazione, una primavera di lotta. A via Mancini, durante gli scontri, ad ogni camionetta incendiata, i compagni si abbracciavano felici. La rozzezza, la brutalità bestiale dell’avversario, la sua natura porcina: tutto questo viene in mente subito al confronto della gioia della lotta e della determinazione ideale dei compagni in lotta. Tutto questo mostra la continuità ininterrotta del movimento operaio e proletario in Italia, mostra come si siano illusi tutti coloro che credevano di averlo bloccato: continuità nella diversità, continuità delle diverse generazioni che nella lotta portano l’urgenza e la novità dei loro bisogni, della loro determinata volontà di comunismo.

È per questo che l’intera mistificazione delle lotte e della continuità del movimento che padroni, Stato e riformisti avevano tentato di mettere in piedi dal ’68 ad oggi va in frantumi. Essi – tutti d’accordo – avevano tentato di ingabbiare le lotte operaie e i bisogni proletari dentro il livello istituzionale, attraverso l’antifascismo come momento di unità del potere. Sotto la coperta dell’antifascismo essi facevano i loro giochi, tentando in questo modo di sganciare le avanguardie del movimento di massa, il movimento delle fabbriche da quello dei proletari, il movimento giovanile da quello popolare. Bene, tutto questo le giornate d’aprile lo hanno distrutto. Le masse, le nuove generazioni hanno dimostrato di saper vedere dov’è il fascismo: non certo solo laddove vogliono mostrarcelo, ma soprattutto altrove, nella polizia in tutte le strutture dei corpi separati dello Stato, nel riformismo, nel terrorismo della socialdemocrazia e delle multinazionali. È questo che nelle giornate di aprile è stato attaccato, è l”’ordine istituzionale” che è stato denunciato, è l’orizzonte politico della socialdemocrazia e del riformismo che è stato incrinato.

Il PCI, attore fondamentale della mistificazione del ’68, esce da queste giornate spostato a destra in termini definitivi. Probabilmente, oggi dopo i comportamenti ”responsabili” che ha avuto durante le giornate di aprile, il compromesso storico è più vicino: ma la faccia della repressione comincia ad averla anche lui e come! I compagni scoprono che il PCIè quello che l’autonomia denuncia da sempre: il partito del compromesso sulla pelle dei lavoratori, contro i bisogni delle nuove generazioni. Il compromesso storico appare oggi per quello che è: alleanza centrista per mantenere l’ordine, costi quel che costi, – sia pure l’espulsione di un compagno colpevole di essersi fatto uccidere dalla… polizia.

Ma stiamo attenti. Queste giornate di aprile non sono solo la scoperta di un formidabile potenziale di forza rivoluziona ria, non sono solo la denuncia e la liquidazione di tutta una fase politica impiantata sulla mistificazione delle lotte, – queste giornate avranno effetti istituzionali determinanti. È troppo tardi perché il PCI possa tornare indietro dall’infame budello nel quale si è cacciato. Gli apparati repressivi dello Stato, sotto la guida della DC, con la connivenza del PCI, verranno perciò sviluppati. Tutto l’insieme del totalitarismo repressivo dello Stato contemporaneo verrà affinandosi secondo le linee di tendenza che paesi come gli Stati Uniti e la Germania Federale mostrano. Tanto più cocente è il senso della sconfitta riportata in questi giorni, tanto più forte sarà l’accordo che Stato, riformisti e padrone metteranno in piedi contro le lotte. Sulla sconfitta e sulla terribile disillusione, sulla paura che hanno sentito, su tutti questi elementi la repressione tenterà di presentarsi con maggior forza. Stiamo quindi attenti. Non sottovalutiamo la forza dell’avversario.

Ma con realismo rivoluzionario vediamo anche l’altra faccia della medaglia: e cioè i nuovi rapporti di forza che oggi le giornate di aprile fissano per l’intero movimento rivoluzionario. Rapporti di forza che permettono di rilanciare il programma dell’autonomia, il programma dell’appropriazione e della lotta contro il lavoro salariato. Su questo terreno, come già dopo le giornate del luglio 1960, ci proveremo: agganciare il programma delle 35 ore, della lotta per l’appropriazione, della lotta per il diritto alla vita alla capacità ed alla qualità della lotta espressa dalle masse, questa è la parola d’ordine.

L’autonomia politica del proletariato e della classe operaia è tornata, in queste giornate dell’aprile 1975, ad essere il protagonista fondamentale della lotta politica. Non volevano vederla. Essa allora è scesa in piazza ed ha preso per la gola i suoi detrattori. Ora, di fronte alla nuova campagna di denigrazione e di mistificazione che dovremo subire, di fronte ai nuovi tentativi di staccare le avanguardie dalle masse, dovremo essere capaci di mettere in prima linea il programma. È il programma della lotta al lavoro salariato, alla giornata lavorativa, all’organizzazione sociale della proprietà e dello sfruttamento. È il programma che la volontà della nuova generazione ha portato sulle strade, sulle piazze, contro la polizia, i fascisti, lo Stato, i niformisti. È il programma del comunismo. Gli ”sparuti gruppi dei violenti” sono diventati massa, come sempre sono stati: capaci di un’interpretazione scientifica della realtà di cui la violenza dell’attacco è solo il braccio armato. Oggi il programma ritorna in prima linea. Su di esso, sulle caratteristiche di massa del programma, cresce l’organizzazione.

E non dimenticheremo i morti di questi giorni. E quanti altri sono caduti in questi giorni e in questi anni. Vendicarli è condurre avanti il programma, con determinazione scientifica, con volontà di lotta, con forza di massa.

 

da «Rosso contro la repressione. Giornale dentro il movimento» – anno 3 – n. 15 – marzo aprile 1975

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