Nadia è bella e comunista

Nadia è bella e comunista

 

Tutti i giornali borghesi hanno scritto di lei che è bruttina, grassoccia, troietta, insignificante: mediocrità anche negli aggettivi. Come lo sono tutte le streghe che scopano col Diavolo per diventare po­tenti. Il Popolo dei Maschi, dai Papi ai semplici giornali­sti, ha sempre avuto paura del Diavolo, e invidia. Da qui la derisione e la gogna prima del rogo. Vale la pena citare i giudizi più «intelligenti»: «Una copia sbiadita di Ma­ra…» (la quale da strega è diventata santa), «Una donna grassoccia e insignificante come anonimo è il suo curricu­lum di rivoluzionaria», «Forse era spinta a recuperare sul piano dell’avvenenza politica il terreno perso sul piano dell’avvenenza fisica. Questa forse è la molla segreta…», «La brutta e corpulenta ragazza della Bassa ha preso il posto al fianco dell’eroe (?) braccato all’epilogo della car­riera, della mitica compagna Mara» (di nuovo Santa Mara) «una parte probabilmente sproporzionata alle sue ri­sorse e punita in fretta… ».

Ogni donna leggendo queste righe non può non incazzarsi contro queste falsità «esorcistiche» con cui tentano i­stericamente di negare l’esistenza di una donna che non ha voluto essere l’eterno oggetto.

Dì fronte ai fatti non esiste più una compagna che ha scelto autonomamente il suo essere individuo politico: nel­le calunnie a Nadia infatti non è stato minimamente at­taccato un rappresentante della sinistra, ma c’è soltanto l’odio per chi ha osato uscire dai ranghi. Come sempre, al dì là delle salottiere affermazioni di femminismo, il reale sessismo, l’avversione alle donne salta subito fuori. Qualunque sia l’azione o il motivo, non appena una donna ri­fiuta il ruolo di servitore fedele e non pensante cui è stata da sempre costretta affermando il diritto alla propria vita, scatta l’odio che è solo paura di perdere i privilegi sempre avuti.

Noi rivendichiamo la bellezza di Nadia. Noi la rivendichiamo bella in quanto donna. Noi la rivendichiamo bella in quanto comunista. Noi difenderemo la sua vita e il suo diritto alla libertà. Noi bruttine, grassocce e troiette, frigi­de clitoridee e vaginali, fottute, donne da letto. Noi giovani, vecchie, piattole, racchie, zoccole, passate, sedotte e abbandonate, allupate, ninfomani, passive, chiacchierone, sbavose, mascoline. Noi donne per bene, fresche, appeti­tose, ben fatte, ben carrozzate, belle fiche, che ci stanno o non ci stanno. Noi che siamo senza cervello, con l’utero stretto, col culo a mandolino e le gambe alla zuava. Noi battone, cozze, rospi, vacche, vergini, omosessuali, vergi­nelle mezze vergini, timide sensibili, puttane scafate, da scafare, pazze, da coltivare. Noi casalinghe, borghesi, mo­gli, figlie, nonne, sceme, riscaldate, appassionate, fanati­che, in calore. Noi puzzone sculettanti, traviate diffamate, incasinate indifferenti, ragazze madri, donne di casa, so­prammobili, mignottone, coniglie sgualdrine prostitute, peripatetiche paranoiche sentimentali, nonnine suocere megere, insignificanti castrate travestite camuffate. Noi intellettuali, rompicazzo, brave donne, bruttine, ingenue scontrose moraliste, beghine svergognate bone, coscialun­ga, puttane d’alto bordo, cellulitiche pelose trascurate, le­gittime illegittime anormali, stronze stronzette, aggressive diffidenti maggiorate, sciocche. Noi a cosce aperte, zitelle zitellone, sposate fidanzate, politicizzate provocatrici suffragette occhialute, piatte mammellone. Noi Marinelle, Wande, Tiziane, Carle, Giovanne, Paole.

Noi Nadie.

 

da «Rosso Giornale dentro il movimento» – anno III – n. 6 nuova serie -14 Febbraio 1976

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