Londra: dalla lotta per la casa all’antagonismo totale

Londra: dalla lotta per la casa all’antagonismo totale


ISLINGTON

L’aspetto dell’Inghilterra sta cambiando, l’in­tera società sembra essere in costante stato di agitazione e conflitto: i lavoratori salariati e stipendiati contro i capitalisti (il governo, l’alta finanza, la burocrazia del sindacato, i professionisti, e tutti gli altri che costituiscono quell’infame gruppo); La classe dominante ha gettato in campo l’intero peso dell’appara­to statale per controllare la classe lavoratrice dentro e fuori della fabbrica; in effetti, quello che sta succedendo non è nuovo a una parte della classe, le comunità nere, che per anni hanno resistito a tutti questo attacchi. Ora, questo controllo è stato teso all’intera classe. La sfida dei neri è stata ripresa da tutti, e le forme di difesa sviluppatesi nelle lotte dei neri sono rimaste con qualche piccolo mutamento più o meno le stesse; comunque, la lotta dei neri non è affatto finita, e non è più isolata all’interno della comunità. Le leggi imposte sono obsolete appena crea­te: le leggi anti-picchetto sono state diretta­mente responsabili dell’aumento delle occu­pazioni di fabbriche, e ora devono far passare una nuova legge che impedisca questa forma di lotta. Anche la legge sull’occupazione delle case è stata cambiata recentemente, ma l’at­teggiamento della gente è che le leggi posso­no essere rese inoffensive. Nelle comunità sono stati incrementati gli organici di polizia, ed ora alla testa dei normali pulotti c’è un gruppo che si definisce ‘pattuglia speciale’ e se ne va in giro in camioncino armato fino ai denti. ‘LA POLIZIA INGLESE NON È ARMA­TA’. I supermercati si affannano ad introdurre ogni tipo di congegni antifurto. È stata riorga­nizzata la forza degli assistenti sociali, e inco­raggiato ogni tipo di volontariato: gruppi di educazione sociale, centri legali, gruppi di as­sistenza agli anziani, gruppi di lavoro con gio­vani madri e minorenni; in realtà, chiunque abbia idee di controllo e di indottrinamento può essere pagato per il ‘servizio reso alla co­munità’.

Il nome dato dalla gente agli assistenti sociali e a chi lavora in questi gruppi è ‘soft cops’ (poliziotti morbidi). Non è un caso che debba­no controllare per riuscire a dominare, ma le fitte reti che stanno stendendo diventano esse stesse incontrollabili, i giorni in cui John Bull sventolava la bandiera inglese gettando sui neri la colpa di tutti i mali dell’Inghilterra sono finiti. I vecchi padroni della colonizzazio­ne non possono colonizzare il loro stesso pae­se. Questo articolo vuoi essere un tentativo di mostrare i quotidiani tentativi di resistenza nel sobborgo di Islington, a Londra.

Londra: la ‘topografia’ di classe

Londra è stata a volte descritta come un ‘in­sieme di paesi’, questo è abbastanza vero per Islington. Per quanto faccia parte del gruppo delle circoscrizioni interne di Londra e si tro­vi di fronte alla maggior parte dei problemi che i quartieri interni devono affrontare nelle va­ste aree metropolitane, come quella di Londra, ha come la maggior parte di questi un suo aspetto particolare. Oggigiorno la popolazio­ne è eterogenea, ma la componente dominan­te è data dalla classe operaia. Un tempo era una circoscrizione totalmente operaia, ma da quando è tornato alla moda vivere nel centro cittadino i borghesi vi si stanno stabilendo in massa. Un’ulteriore analisi rivelerà che nella stessa componente operaia vi è un’alta per­centuale di ‘immigrati’, gente nata fuori dal quartiere. Questa eterogeneità è incoraggiata dallo stato, secondo la nota regola del ‘divide et impera’, ma la maggior causa di disgrega­zione sono ‘quelli coi soldi’, da dovunque ven­gano, causano ogni sorta di fastidi alla popo­lazione indigena, cioè alla classe operaia. Questa gente è arrivata con l’onda degli spe­culatori edilizi, che reclamano spazio nel cen­tro cittadino; tutto ciò è incoraggiato dal go­verno e dalle autorità locali come un modo per impedire ribellioni di ogni tipo nella capitale. Il terreno edilizio frutta cifre esorbitanti. La mancanza di case, di scuole, la disoccu­pazione, l’inflazione sono luoghi comuni nella maggior parte dei nostri operai, ma questi non sono che alcuni esempi dell’or­mai incurabile malattia del capitalismo; ce ne sono molti altri; e come controllare la gente in modo che accetti tutto ciò sembra essere la preoccupazione principale dello stato.

L’amministrazione locale è sempre stata, con la breve eccezione di un periodo di tre anni agli inizi degli anni sessanta, sotto il controllo del partito Laburista. Dovunque essi hanno il pieno controllo le condizioni sono deplorevoli. Il partito Laburista locale è completamente nelle mani della borghesia. Questo partito, che una volta diceva di essere a fianco dei la­voratori, sta ora tentando di levare a questo quartiere il suo carattere operio. Si sono sud­divisi in gruppi di ogni sorta di comitati, per la casa, la salute, la ricreazione, i servizi sociali, pianificazione, persine di partecipazione. OgnunO’di questi organismi ha il compito di migliorare la situazione nell’area di problemi di cui si occupa. Ma la situazione va costan­temente peggiorando. Il comitato per la parte­cipazione dovrebbe fungere da portavoce del­le proteste degli abitanti del quartiere; ha in dotazione ogni tipo di attrezzatura, video, regi­stratori, una tipografia, stampa un giornale che viene distribuito in ogni caseggiato della comunità.

Tutto questo non è in realtà che una moder­na macchina di propaganda con tanto di so­ciologi per misurare il grado di conflittuali­tà.

La fonte di entrata principale dell’amministra­zione sono le imposte locali, che nel giro di due anni sono state aumentate di più del 100%. I servizi che queste dovrebbero servire a finanziare vanno continuamente peggioran­do, con l’eccezione dei posti di lavoro per po­liziotti ‘duri’ e ‘mobidi’, il cui numero è note­volmente aumentato.

Il sistema di tassazione sulle abitazioni priva­te è iniquo: un condomino paga la stessa tas­sa di un borghese che vive in una graziosa vil­letta con giardino annesso. Questo sistema era accettato fintantoché le tasse erano bas­se, ma ora stanno sorgendo in tutto il quartie­re delle organizzazioni che chiedono un nuo­vo sistema di tassazione per por fine a questa forma di sfruttamento. Si richiede altresì tutta una serie di mutamenti nel modo di spendere i soldi dei contribuenti. L’amministrazione ha introdotto un sistema di rimborsi, ma il tipo di domande cui occorre ri­spondere nei moduli da compilare per ottenere il rimborso porta molti a rinunciarvi. Rispetto a altre amministrazioni locali di Lon­dra, Islington è quella che destina più parte del bilancio ai servizi sociali e ricreativi. L’assistenza sociale non è che uno dei tanti modi di controllo, più o meno diretti, per assi­curare la pace sociale. Gli assistenti sociali si aprono sempre di più ai temi della lotta di classe e abbandonano il servizio, causando cosi una situazione di permanente scarsità di assistenti sociali.

Quanto alle altre spese di assistenza, sono di gran lunga troppo limitate, come pasti agli immobilizzati (malati ecc.), alloggi per gli anziani ecc., molto disperse, e non sono sufficienti a soddisfare tutti i bisogni della popolazione del quartiere. La spesa principale resta quella de­stinata a pagare i gruppi volontari di assisten­ti sociali che svolgono compiti di controllo. Il comitati per la ricreazione propmuove ini­ziative e facilitazioni di ogni tipo: fornisce i fondi per campi-gioco, sport di ogni tipo, bi­blioteche ecc. Queste iniziative vengono uti­lizzate, ma il lavoro di controllo di questo co­mitato non raggiunge i fini che si prefigge: i bambini non si lasciano condizionare all’obbedienza  come i figli di lavoratori conoscono fin troppo bene le esperienze dei genitori, e attraverso queste, la loro stessa esperienza a scuola e nella vita della comunità si rendono conto del modello di vita che gli si vuole sot­tilmente inculcare.

Il comitato per l’edilizia ha in fine dichiarato di alleviare la mancanza di case costruendone di nuove e assegnando sovvenzioni ai privati proprietari di vecchie abitazioni per permette­re delle migliorie. Ma le nuove case non sono mai sufficienti a soddisfare la domanda, la li­sta degli aspiranti assegnatari aumenta di giorno in giorno.

La risposta di classe

I caseggiati gestiti da questo comitato sono in permanente agitazione, quasi tutti gli inquilini protestano per un motivo o per l’altro; in par­ticolare in uno, il Packington Estate, la situa­zione è tesissima: gli inquilini pagano ancora l’affitto, ma la struttura del posto è sottoposta a una lenta erosione; sabotaggio e vandalismi e altre forme di ribellione sono all’ordine del giorno; il club giovanile annesso al caseggia­to non può essere usato, a causa dei continui danneggiamenti subiti dall’edificio e dall’at­trezzatura; l’amministrazione ha tentato con vari interventi architettonici, ma la protesta continua a crescere. In un altro caseggiato sta prendendo piede un’iniziativa di rifiuto di pagare le bollette della luce, dato che l’ammi­nistrazione ha installato un sistema di riscal­damento elettrico il cui costo va al di là delle possibilità degli inquilini. Le sovvenzioni all’edilizia prevista sono state la ragione principale dell’aumento dell’influenza della classe media all’interno del quartiere. Gli speculatori vi si sono tra­sferiti per trarre vantaggio dalle sovvenzio­ni, seguendo il metodo di migliorare le case per poi rivenderle ricavando enormi profitti. Questo processo ha portato all’espulsione, con la forza o la truffa, di vecchi inquilini, cioè degli operai. Questi metodi sono chia­mati ‘winkling’. Per porvi fine, sono stati organizzati dei picchetti e delle manifestazioni davanti all’ufficio di uno di questi speculatori; questa lotta è andata avanti per oltre un anno, riuscendo a fermare almeno temporaneamen­te questa pratica, a prezzo però di numerose cause in tribunale in seguito a denunce della polizia e degli speculatori contro chi portava avanti la lotta. L’insoddisfacente situazione degli alloggi, gli alti affitti e la generale con­vinzione che l’abitazione debba essere un servizio gratuito ha portato negli ultimi anni al crescere del movimento di occupazione delle case. Inizialmente venivano occupati dei vec­chi edifici di proprietà dell’amministrazione destinati ad essere restaurati; ora con l’au­mentare della domanda di abitazioni vengono coinvolte case di ogni tipo e proprietà, soprattutto sotto la spinta degli studenti. Il termine ‘occupare’ è entrato nel vocabolario di chi cerca casa allo stesso titolo di ‘affittare’ o ‘comprare’. Vi sono, a Islington, regolari riu­nioni del movimento per l’occupazione, con li­ste degli immobili disponibili, e tutta un’orga­nizzazione di persone specializzate nel ren­dere abitabili gli edifici occupati, con idraulici, carpentieri, falegnami, elettricisti etc. Buona parte di questi servizi sono gratuiti o a prezzo politico. L’amministrazione ha fatto di tutto per por fine a questa pratica, giungendo a pa­gare un’impresa di costruzioni 100 sterline per ogni casa che rendeva inabitabile. La pro­testa della comunità l’ha però costretta a re­cedere da questa politica. L’amministrazione ha anche creato una sedicente ‘associazione studentesca per la casa’, per riuscire a ripren­dere il controllo del movimento: questa orga­nizzazione fa pagare affitti e mantenere stretti rapporti con l’amministrazione. Il natale scorso è stato terminato un nuovo blocco di appartamenti costruito accanto a un vecchio edificio. Gli inquilini di questo, otte­nute le chiavi dal portinaio, hanno occupato il nuovo stabile, dove si sono stabilite le giovani famiglie che coabitavano nel vecchio stabile sovraffollato, e l’amministrazione è stata co­stretta a scendere a patti con gli occupanti, dando una casa alla maggioranza di questi. L’ala destra dell’amministrazione, per non far­si sopraffare nella costante lotta per il potere ha guidato un gruppo di trenta famiglie che chiedevano una sistemazione temporanea. Questa azione sarebbe stata considerata ra­dicale e militante in buona parte dell’Inghilter­ra, ma è stata imposta dalla situazione di que­sto settore di Londra dove anche la destra, per continuare ad esistere come componente po­litica, è costretta ad abbandonare le sue posi­zioni tradizionalmente conservative. Questo tipo di approccio al problema della casa si è cosi esteso a tutti i gruppi, e c’è una larga ri­chiesta di spe******ti in questocampo. Questo tipo di movimento risale a molto indietro nella storia d’Inghilterra: dopo la seconda guerra mondiale la gente era incoraggiata ad occu­pare case; recentemente la legge è stata cambiata per fermare questa tendenza, ma la sua poca efficacia può essere misurata dal numero di persone coinvolte nel movimento di occupazione.

È molto difficile giungere a degli accordi sull’affitto di una casa di questi tempi. Le leggi recentemente approvate a difesa degli inqui­lini hanno portato i proprietari a non affittare più le case alla vecchia maniera; non possono più maltrattare gli inquilini, come facevano, e questa legge serve da effettiva protezione per gli inquilini che già affittavano una casa al momento della sua approvazione. Alcuni pro­prietari astuti hanno però trovato una scappa­toia, scoprendo che possono far pagare quan­to vogliono se affittano nella forma di ‘letto e prima colazione’; tanno cosi pagare cifre esorbitanti, fornendo agli inquilini caffè istan­taneo e fiocchi d’avena quando vengono a ri­scuotere l’affitto.

Il comitato per la salute pubblica è molto pic­colo, e i suoi componenti sono noti per pren­dere bustarelle: una volta un tale mi ha rac­contato che è riuscito a far approvare un ca­nale di scolo difettoso grazie a un pollo di 2 chili e mezzo e una bottiglia di whiskey.

L’unità del movimento contro la crisi

L’inflazione, l’immigrazione borghese nel quartiere, la carenza di scuole, la disoccu­pazione, il movimento femminista e la gene­rale situazione politicamente tesa del pae­se hanno il loro effetto sulla comunità. I prezzi aumentano ben più in fretta del salario medio, e sempre più spesso i lavoratori si ren­dono conto che la paga non basta per vivere. Si escogitano cosi dei modi per ‘arrotondare’: diventa necessario rubare, o comprare merce rubata a basso prezzo, o roba usata e difetto­sa: non è più considerato un ‘male’ rubare nei negozi; sono le donne, le più colpite in quan­to casalinghe dall’aumento dei prezzi, che sviluppano dei nuovi modi per combattere l’inflazione, che vengono poi diffusi attra­verso canali ‘sotterranei’ di informazione. Il direttore di un supermercato è stato denun­ciato per un ammanco di 14000 sterline, am­manco che l’inventario ha poi stabilito di 44000 sterline. In realtà, erano le cassiere che davano la maggior parte degli articoli a prezzo ridotto o addirittura gratis alle casalin­ghe che conoscevano. I ‘pub’ costituiscono un’inestimabile fonte di informazioni. Sta crescendo il numero di pub dove si possono prendere contatti per trattare merce rubata; in un pub si può comprare qua­si ogni cosa, a patto di conoscere il gergo lo­cale e di avere i contatti necessari. Si è svilup­pato tutto un gergo locale: i poliziotti sono chiamati ‘filth’ (immondizia), essere arrestato ‘capture’ (catturato), la stazione di polizia ‘cop-shop’ (negozio dei pulotti). Una buona ragione per quest’ultimo termine è che i poli­ziotti accettano sempre più spesso bustarelle. È nato un vero e proprio mercato, con un prezzo più o meno fisso per ogni crimine, a seconda della gravità. I prezzi che chiedono i poliziotti sono più alti delle multe che darebbe il tribunale, ma nel complesso conviene sempre pagarli per evitare fastidi. Lo stabilirsi della classe media nel quartiere ha portato parecchie difficoltà: i piccoli nego­zianti hanno dovuto chiudere o aumentare i prezzi per sopravvivere alla concorrenza dei grandi supermercati destinati a soddisfare le esigenze dei nuovi venuti. Questi hanno ten­tato di integrarsi nella comunità; proprio loro che espellono la gente dal quartiere, cercano di isolare le zone in cui abitano e costringono l’amministrazione a deviare il flusso del traffi­co per evitare le loro abitazioni. Ascoltare al­cuni di loro che cercano di parlare cockney quando vanno nei pub locali dimostra il di­sprezzo che hanno verso la classe: solita­mente sono ignorati e derisi.

Le lotte delle donne

Nel 1966 la percentuale delle donne lavoratrici nel quartiere era del 23%; nel 1974 è salita al 66% circa. Le donne erano pagate molto male, e in genere lavoravano solo per permet­tersi le piccole spese extra; ora le paghe sono aumentate, e il contributo della donna nell’economia familiare è diventato vitale. Questo ha portato a dei cambiamenti nella struttura della famiglia: il marito, che fino a qualche anno fa era il signore e padrone, non può più imporre il suo dominio. Finché le don­ne restavano a casa, in condizioni di isola­mento economico, erano completamente do­minate dai mariti, anche se l’uomo era stupido e rozzo; ora il movimento femminile ha una certa influenza, anche se il numero di aderenti resta basso se confrontato con l’intera popo­lazione femminile. Le donne del quartiere chiedono di più: asili nido, nurseries, paga uguale a quella maschi­le sono alcune delle attuali rivendicazioni. Si comincia a parlare di salario per il lavoro do­mestico e di lotta per migliori condizioni negli ospedali per le partorienti. La dominazione cui erano sottoposte le donne era tale che quando restavano vedove spesso non conoscevano l’ammontare dell’assicura­zione dei loro mariti, né dove dovessero paga­re l’affitto, la luce, il gas, l’acqua, né se il ma­rito avesse un conto in banca e a quanto am­montasse; ora ciò non è più possibile. Le lotte delle donne hanno sempre molto con­tribuito alla lotta di classe, e oggi più che mai ne hanno rafforzato le posizioni infon­dendovi un nuovo vigore, che solo due anni fa sarebbe stato impensabile. Le questioni sollevate dal movimento han­no portato a una visione completamente nuova della lotta di classe; sono messi in discussione l’etica del lavoro, i valori impo­sti dal capitalismo come mezzo di controllo, il controllo dei sindacati all’interno delle fabbriche, la repressione sessuale, etc.; il crollo del vecchio ordine si manifesta gior­no dopo giorno. L’ufficio di collocamento è stato trasformato in un ‘accampamento delle vacanze’: avere il sussidio di disoccupazione è meglio che lavorare per un basso salario. Uomini e donne utilizzano il tempo che passa-­ no all’ufficio per la sicurezza sociale e all’uf­ficio di collocamento per incontrarsi e discu­tere. La lotta delle donne ha portato gli uo­mini a mettere in discussione il loro ruolo di dominatori, aumentando il diffuso malcon­tento della classe.

Nessuno è più disposto a lavorare per ottene­re l’orologio d’oro che tradizionalmente viene regalato agli ‘anziani’; si vuole lavorare con una paga migliore e per meno tempo, e sem­pre più persone esigono un lavoro vicino alla abitazione, rifiutando il pendolarismo. Nasco­no delle piccole cooperative, soprattutto di imbianchini, decoratori etc.; qualsiasi lavoro, a patto che sia redditizio. Un gruppo di perso­ne che conosco prende il sussidio di disoccu­pazione, ogni venerdì, e lavora illegalmente 4 giorni e mezzo la settimana; vengono a ritirare il sussidio ancora con addosso le tute da la­voro.

L’intervento del proletariato giovanile

L’operaio non è più isolato come una volta; l’appoggio che può avere ora è ben più ampio di quello tradizionale dei sindacati e delle or­ganizzazioni di lavoratori, che erano confinate all’interno della fabbrica. Ora e molto più faci­le lasciare un lavoro. La disciplina imposta dal salario sta crollando, come sta crollan­do il corrispondente sistema scolastico. I vecchi metodi ricalcati sulle fabbriche, punta­vano a selezionare i bambini per venire incon­tro alla sempre crescente domanda di lavoro; ora gli insegnanti si ribellano, e nessuna scuola è ormai considerata una ‘buona’ scuo­la.

Il sistema tradizionale viene man mano demo­lito dalle lotte delle comunità per l’educazione e dalla massificazione dell’istruzione; stanno finendo i tempi delle scuole fatte per permet­tere ai genitori di andare a lavorare. Gli stessi alunni portano avanti le loro richieste dentro e fuori la scuola. Recentemente, un gruppo del­le parti di Highbury Fields ha ottenuto 12000 sterline e un grande edificio, concessi per te­nerli tranquilli, e due settimane dopo, sempre con lo stesso fine, alcuni di loro sono stati de­nunciati per aver partecipatoa una rissa e per aver guidato un’automobile e per degli scontri a una partita di calcio. Il bastone e la carota, insomma. L’eroe di oggi non e il corretto Bobby Charlton, ma il giocatore ruvido e riot­toso. La stampa non esalta più i giocatori per la loro bravura, ma per la correttezza e la di­sciplina. La musica che questi giovani ascol­tano non è quella diffusa nei colleges, come gli stones etc.; ma il reggae giamaicano. I ra­gazzi neri sono i leader di questa rivolta; il loro intero sistema di valori va ben al di la della comprensione di quelli che cercano di con­trollarli.


da «Rosso. Giornale dentro il movimento», maggio-giungo 1975, n. 16

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