Contro i principi di plastica dei concerti della musica pop

Contro i principi di plastica dei concerti della musica pop

 

In Italia almeno seicentomila giovani seguono attivamente concerti e festival di musica pop. Chi sono? Apprendisti, giovani operai e studenti, anche se ai concerti si possono intravedere alcuni esemplari variopinti di Hippy di plastica o di borghesi in cerca di nuove emozioni.

I canali attraverso i quali arriva la musica dal vivo sono quello tradizionale e quello alternativo. Il canale tradizionale ha in mano i contatti con i gruppi musicali stranieri, che per venire in Italia devono passare attraverso iter burocratico-mafiosi, controllati dai padroni del disco. Quello alternativo è invece coordinato da Re Nudo e nei suoi primi tre anni di vita è riuscito a organizzarsi almeno al centro-nord; gli Area, Battiato, Sorrenti sono coloro che più degli altri hanno capito l’importanza di creare una alternativa oltre che musicale, anche di gestione della musica. I risultati più clamorosi sono rappresentati dai festival e dalle iniziative alternative: diecimila a Ballabio, trentamila a Zerbo, quindicimila all’Alpe del Viceré e in quest’ultimo caso a migliaia sono stati respinti dai blocchi stradali organizzati dai carabinieri otto chilometri prima per scoraggiare i giovani. Ma bisogna anche ricordare le decine di iniziative al Palalido di Milano e in provincia. È  una gestione alternativa della musica quella che si sta formando e che si scontra col clima repressivo dei pi esse e del Comune di Milano, che vede ”pericolosi concorrenti” alla sua gestione culturale della città.

Questa gestione alternativa della musica, quando si inserisce in precise situazioni politiche, genera un clima spontaneo di ribellione, che oggettivamente toglie spazio ai fascisti e ai qualunquisti incalliti (all’inizio sempre presenti, adesso spariti) e che trasforma sempre più quella grossa componente del pubblico ancora spoliticizzato, che oggi solo nel momento della musica esprime la sua rabbia. E in questi tre anni la parte del pubblico giovanile qualunquista o comunque con un basso livello di coscienza rispetto alle lotte sociali, è diminuito e di molto. Non a caso nelle città dove più che altrove si è organizzata la lotta contro i padroncini tradizionali della musica, che speculano con i prezzi sempre più alle stelle, il livello di coscienza della maggioranza è altissimo. Non a caso boati e ovazioni e centinaia di pugni chiusi accolgono i giovani proletari quando entrano nei palazzetti sfondando i cordoni dei mastini di guardia ai cancelli.

Due sono quindi rispetto alla musica i momenti fondamentali per stimolare la presa di coscienza delle masse giovanili: primo, la lotta contro i gestori tradizionali per poter partecipare a iniziative che sennò sarebbero rivolte solo agli studenti più ricchi o comunque costerebbero sacrifici assurdi per il proletariato giovanile; secondo, la gestione alternativa inserita in un discorso culturale di :ampio respiro che sia la risposta in positivo in direzione della costruzione di momenti completamente nostri. Il momento della lotta e il momento della pace, il momento della rabbia e il momento della serenità. Lotte ai concetti e spazi alternativi non sono quindi in contraddizione ma sono al contrario complementari uno all’altro

A Milano, dove il movimento dei concerti e sempre stato più forte, la lotta ai padroni del disco e ai loro servi (gli organizzatori dei concerti tradizionali) ha dato come primo notevole risultato:

il biglietto a L. 5.700 per i giovani proletari. Gli organizzatori non sono progressisti, ma i danni che provocavano gli scontri davanti ai teatri costavano molte centinaia di migliaia di lire, molto di più quindi dei 3-400 biglietti a prezzo ridotto.

Le trattative (nel ’71 e nel ’72) non hanno indebolito il movimento né la sua compattezza. Ora i momenti caldi ai concerti si stanno generalizzando un po’ dappertutto. La forza del movimento dei concerti si può concretizzare e si concretizza laddove viene cercato uno sbocco, una piattaforma in cui vengano fatte precise richieste che vadano incontro alle esigenze che esprime il proletariato giovanile.

 

Andrea Valcarenghi

 

da «Rosso. Giornale dentro il movimento» – anno 2 – n. 9 – aprile 1974

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