L’esperienza degli jugenzenter in Germania

Riprendiamoci la vita

L’esperienza degli jugenzenter in Germania

 

L’autonomia crescente delle lotte operaie e studentesche dal ’68 ad oggi ha espresso, mettendole bene in luce, quelle che sono le esigenze più importanti del proletariato giovanile in Italia. 

Oltre al superamento di certi livelli di repressione, muovendosi in un’ottica di attacco contro l’organizzazione dello sfruttamento capitalistico sono ben chiare anche tutte quelle esigenze del giovane proletario che tendono a superare il muro fabbrica-società che tendono alla riappropriazione di spazi, anche fisici, in qualità di riappropriazione del tempo libero.

Lo scavalcamento di classe della barriera capitalistica fra fabbrica e società, l’unificazione di politico e personale nell’ambito più immediato delle lotte per i propri bisogni è stato verificato, nella sua autonomia, su tutti quei momenti di scontro che hanno organizzato in modo spontaneo lotte d’appropriazione a partire dai supermercati, per finire ai concerti gratis, all’occupazione delle case, al muoversi in maniera dura ed organizzata rispetto alle esigenze di musica, di vita in collettività… su tutti quei bisogni per i quali ci si viene a scontrare direttamente coll’apparato produttivo e repressivo dello stato. 

Il giovane, l’operaio, lo studente si è venuto a scontrare coll’apparato del sistema capitalistico a partire da ogni suo proprio. bisogno reale. 

L’organizzazione di questi momenti di appropriazione o riappropriazione, il bisogno di comunismo, acquistano oggi un senso dì tematica centrale in seno al movimento del proletariato giovanile. .

Organizzare oggi l’appropriazione di tutto ciò che è nostra esigenza significa organizzare l’autonomia e anche scontrarsi in ogni momento colla violenza del capitale.

Alla violenza dello stato risponderemo coll’organizzazione dell’autonomia.

Organizzare l’autonomia delle proprie esigenze nelle scuole, nelle fabbriche, sul territorio, ai concerti, creare spazi politici di controcultura è fondamentale per ricostruire un movimento in base alle lotte che fino ad ora sono state espresse. 

Ci pare utile a questo scopo riportare tutta una serie di esperienze del proletariato giovanile tedesco.

Dal ’66 in avanti, con lo scoppio delle lotte in Germania, il proletariato giovanile tedesco organizzò nuove forme di lotta per la conquista di spazi politici legati alle esigenze dei giovani e di quegli strati sociali che erano tenuti emarginati. Coll’occupazione delle case nei centri industriali più grossi (Francoforte, Amburgo, Berlino) si svilupparono iniziative di lotta per l’autoriduzione degli affitti, per l’aumento del salario agli apprendisti (i giovani dai 16 ai18 anni erano infatti per legge sottopagati), per la riduzione del caro trasporti, eccetera.

I giovani avevano l’esigenza di un centro in cui vivere insieme, organizzarsi, non volevano più essere emarginati nella periferia delle città, con le loro occupazioni;

Vennero occupate nel ’73 le case dei ricchi, si creò un ufficio politico ove si davano indicazioni, si tenevano riunioni, un vero e proprio centro direzionale organizzativo delle lotte. Da questo centro venivano dai giovani offerti appoggi fisici in caso di sgombero. La repressione della RFT era paurosa: pur di attuare gli sgomberi la polizia socialdemocratica distruggeva case, suppellettili, picchiava i giovani compagni, gli occupanti.

Poco a poco vennero occupati 111 appartamenti sfitti; l’organizzazione prendeva piede, la simpatia di studenti, emigrati, la popolazione intera creò attorno alle occupazioni un movimento sempre più preciso. Ad una occupazione in cui ad es. si attendeva lo sgombero in modo equipaggiato (erario stati costruiti durissimi servizi d’ordine) giunsero solo lavoratori a solidarizzare con le lotte.          

Le truppe d’assalto della socialdemocrazia non si fecero vedere. I sindacati, le famiglie, le associazioni sportive non servivano a nulla, erano completamente impotenti di fronte a queste lotte autonome. L’unica possibilità che rimaneva al Partito Socialdemocratico era di criminalizzare il movimento, far apparire agli occhi dell’opinione pubblica i giovani, gli occupanti, che sempre più aumentavano, come delinquenti usi solo alla violenza e alla brutalità.

Un giorno ad es. una ragazza dell’occupazione che faceva da staffetta fra una casa e l’altra con dei manifesti e altro materiale fu fermata in strada dalla polizia socialdemocratica. I porci in divisa prima le sfasciarono ciò che teneva in mano, quindi la picchiarono rompendole le dita di una mano coi manganelli. Fu salvata solo grazie all’intervento di una giovane compagna che riuscì a portarla via.

L’indomani sui giornali quotidiani organi di Brandt apparvero articoli che sostenevano una tesi secondo la quale due poliziotti erano stati brutalizzati da giovani criminali comunisti dell’occupazione. .

I giovani che avevano poco danaro, giovani che cercavano un luogo dove poter fare ciò che volevano accorrevano un po’ da tutte le parti. L’azione delle case era un’azione popolare che attirava le simpatie della gente.

Moltissime iniziative solidarizzarono col mov. d’occupazione: Unione Inquilini, mov. di liberazione, anche alcune iniziative borghesi che vedevano la cosa con una base libertaria. Comunque soprattutto si organizzarono attorno a queste lotte gli emigrati, consigli di fabbrica ecc.

Nell’estate ’73 a Francoforte si raccolsero seimila firme contro lo sgombero. Il 31-10 dello stesso anno in previsione dello sgombero altri 4 mila giovani, fra cui apprendisti, scolari, studenti, impiegati giunsero sui luoghi dell’occupazione. Lo sgombero avrebbe voluto dire rivolta popolare e questo il Partito Socialdemocratico lo sapeva bene. 

Dall’occupazione delle case i giovani uscirono all’esterno, cominciarono a farsi un quadro d’analisi più generale della socialdemocrazia. Chiara comunque era una cosa: impedire lo sgombero facendo Resistenza dura e aperta, per le strade significava far vedere bene alla popolazione i mezzi terroristici della polizia socialdemocratica.

Si prepararono meglio anche in termini militari; si prepararono tecnicamente contro lo sgombero.

Nel corso di parecchie riunioni vennero ad articolarsi obiettivi concreti con cui portare avanti le lotte, si creò una specie di coordinamento fra tutte le case occupate. L’organizzazione cresceva. Si cominciò ad intervenire sugli affitti, sulla discriminazione razziale. L’occupazione supplì in pratica allo scoordinamento di fabbrica causato da motivi strutturali.

La composizione di classe nelle fabbriche era assai eterogenea, vi erano Italiani, Turchi, Spagnoli che trovavano difficoltà ad intendersi anche per il linguaggio… succedeva che quando gli italiani in fabbrica rompevano le linee i Turchi continuavano a lavorare e così via.

Sull’obiettivo delle case si mossero invece tutti e soprattutto questi emigrati che per la suddetta discriminazione erano costretti a pagare affitti tre volte più alti di qualsiasi cittadino tedesco. La generale coscientizzazione portò a conflitti molto acuti.  

Per inquadrare meglio le lotte sulle case si giunse a dibattiti e chiarificazioni di carattere più complessivo.

Tutti identificarono il nemico nel capitale Socialdemocratico e nel suo partito.

Questo provocò tutta una serie di scioperi spontanei repressi dallo stato di polizia.

Ci si mosse su bisogni ed obiettivi immediati. L’occupazione divenne un polo d’attrazione contro lo stato, era momento d’organizzazione politica delle lotte.

Quanto da queste lotte ci viene direttamente insegnato è tanto lampante quanto spesso dimenticato il capitalismo e una macchina che distrugge, aliena, decompone l’uomo; si presenta sempre di più come il vero terrorista attraverso lo strumento dello Stato, sempre più violento e oppressore nei confronti di chi vuole e ha la necessità. di liberarsi.

La casa non è soltanto un diritto, peraltro ormai da tutti incontestato ma momento di riunificazione di tutti quei bisogni che il proletariato esprime: momento collettivo di organizzazione rivoluzionaria della vita.   

E le lotte in Germania non saranno in questo senso uniche e isolate, se ne comprendiamo il vero significato, anzi, dimostrano di essere praticabili perché giuste è concretamente già espresse; si tratta di continuare la lotta impedendo cedimenti riformisti, isolando gli opportunisti.

 

da «Rosso. Giornale dentro il movimento» – supplemento al numero 15 – maggio 1975 

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