Per un’iniziativa autonoma e alternativa in campo culturale

Per un’iniziativa autonoma e alternativa in campo culturale

 

All’inizio ci si è incontrati. In modo informale, a due o a tre, nelle case dei compagni o nelle varie sedi dei circoli e dei gruppi, per confrontare le esperienze, uscire dal proprio orticello, produrre per un movimento di cui siamo parte. Poi in modo più organizzato e allargato.

E qui si è manifestata l’esigenza (che era poi alla base di tutta la iniziativa) di confrontarsi su quello che si fa e non di teorizzare astrattamente sulla Cultura.

Di qui il documento che qui pubblichiamo e che è da intendersi come momento di una discussione e strumento per cercare contatti più ampi, non come Manifesto d’una nuova tendenza organizzata. Il fatto che, a partire da esperienze differenti, si sia giunti a concordare su una serie di valutazioni è importante. Ma altrettanto importante è sottolineare che la discussione resta aperta e vuole allargarsi.

 

L’estraneità che è frutto dello sviluppo del capitalismo ”maturo” (l’operaio che odia e non si riconosce nel suo lavoro) tende a formare sempre di più momenti di scontro e a costituire le prime forme di organizzazione per combattere contro questo lavoro e contro questa società che continuamente le produce…

E questo fenomeno – dal sentirsi alienati ed estranei al proprio lavoro ed al fine per cui si lavora – sta diventando sempre più chiaro e drammatico anche per i lavoratori nel campo della cultura; per i registi, i cantanti, per i gruppi musicali, per gli operatori culturali in generale che possono sempre meno determinare il prodotto per cui essi lavorano…

Vogliono superare il tradizionale e vecchio rapporto dell’intellettuale ”strumentalizzato” dai partiti politici della sinistra tradizionale come purtroppo anche dai gruppi della ”nuova sinistra” (tu vieni e canta e balla e recita e disegna e dipingi che alla ”politica” ci pensiamo noi – basta che tu ci aiuti ad acquistare prestigio e a far soldi, utili alla nostra causa). Se canti canzoni rivoluzionarie e ”in linea” meglio, ma se sei solo un ”professionista” che accetta di venire a suonare gestito da noi, vai bene anche tu, basta che richiami gente… In questa mancanza di volontà di esprimere un rapporto diverso di creazione comune e non di strumentalizzazione, si trovano anche le parziali esperienze alternative dei circoli ottobre e dei circoli ”La Comune” che, tranne rarissime eccezioni, portano avanti un di scorso di tipo vecchio. Questo è un criterio classico, molto simile alla linea del PCI che ”allarga” questo discorso fino al recupero dei cantanti di San Remo, del Disco per l’estate ecc. In cui si vede l’evidente mancanza di volontà di elaborare e far crescere una linea culturale alternativa e autonoma che sia proposta alternativa nel contenuto alla cultura prodotta dal sistema… Nel nostro progetto c’è invece la volontà di saldare e di confrontate le esperienze di ciascuno di noi con quelle di altri lavoratori della cultura. Per ricercare infine un rapporto e un confronto con il movimento in generale e con la classe operaia in particolare nelle sue punte di autonomia auto-organizzata e nei suoi movimenti di massa.

Sappiamo anche che non basta riconoscersi e comprendere e combattere la realtà di questa società, se questa comprensione e questa lotta sono limitate alle otto ore in fabbrica e in ufficio o alle cinque ore che passiamo dietro i banchi di scuola.

È la vita, sono i rapporti umani, è tutto il nostro tempo che ci viene sottratto per cercare di metterlo al servizio della macchina che fabbrica profitto.

La politica non è una cosa, astratta, per specia-listi, la politica diventa sempre di più un mezzo fondamentale per scoprire la totalità della vita umana e la sua completa alienazione e per individuare gli strumenti per cambiare le cose, per ritrovare la nostra vera identità che questa società ci toglie. Riappropriarsi di noi stessi vuol dire partecipare al processo rivoluzionario in prima persona. Capire che esso ha il suo centro e il suo punto di riferimento nella lotta operaia…

E apre allora uno spazio nuovo per chi vuole usare gli strumenti ”culturali”.

Si tratta di capire che si fa politica ovunque e su tutto e che non basta parlare della fabbrica o del partito per essere di rivoluzionari, come non basta solo cercare di vivere in modo diverso…

Per questo noi siamo espressione non solo di ”intellettuali” o ”artisti” in quanto produttori di ”cultura” propriamente detta ma anche di tutte quelle situazioni di movimento che, partendo autonomamente dalla loro pratica, hanno una loro storia di lotta e un patrimonio di consapevolezza che non solo possono, ma devono mettere a disposizione degli altri militanti, per collaborare ad un lavoro creativo in comune anche sul piano Culturale. Ci riferiamo quindi non solo alle organizzazioni controculturali e singoli produttori, ma anche ai collettivi operai e studenteschi, ai gruppi femministi, ai compagni omosessuali, ai movimenti nati dalla classe operaia non occupata o dal proletariato non necessariamente legato alle fabbriche e cioè alle lotte dei baraccati, al agitazioni nei quartieri urbani, al movimento delle carceri, ecc…

Per evitare ogni equivoco è bene chiarire che intendiamo portare avanti un lavoro politico culturale autonomo da gruppi o partiti non perché si voglia riproporre il vecchio discorso dell’autonomia dell’intellettuale dalla politica. Al contrario, proprio perché si vuole che l’intellettuale faccia politica veramente, in un modo totale e quindi a partire dal proprio terreno e cultura, che sia veramente tale, cioè non vincolata ad esigenze, ”fasi” e scadenze politiche contingenti, legate alla tattica o agli obiettivi propagandistici di questo o quel gruppo, proprio per questo rivendica l’autonomia. 

Autonomia, dunque, in quanto si vuole essere parte del movimento. E il movimento è molto più ricco e indipendente autonomo rispetto alle sue espressioni di gruppo. Non si vuole affatto chiudere la porta al confronto con i gruppi e i parti politici ”complessivi”, e con gli organismi culturali che da essi dipendono, ma si vuole andare a questo confronto in una posizione di aderenza al movimento. Riteniamo allora che sia utile costruire su queste premesse un CENTRO DI COORDINAMENTO DI INIZIATIVE CULTURALI:

a) che permetta un continuo confronto dell’esperienza che singoli o gruppi liberamente o autonomamente svolgono;

b) che promuova ove è possibile la costituzione di centri circoli con carattere permanente. Intendiamo dire con la massima chiarezza possibile che se è nostro interesse comune e reale la ricerca della costruzione e comunque il potenziamento dei pochi centri alternativi esistenti, questo non esaurisce il nostro intervento, né ci fa guardare con sospetto o con paternalistica tolleranza chi invece ha la possibilità di utilizzare le strutture (senza farsi strumentalizzare) dalla distribuzione e dalla produzione culturale borghese (dalla RAI TV al cinema, ai giornali, al teatro),

c) che promuova iniziative di massa su dei temi specifici e che possano concretizzarsi in spettacoli da prepararsi insieme e da rappresentare oltre allo spazio che ciascuno intende riservarsi per

la sperimentazione del proprio lavoro individuale o di gruppo;

d) che si dia dunque strutture funzionali al lavoro da svolgere creando:

1) gruppi di lavoro basati sui mezzi che vengono utilizzati per meglio capirne la capacità espressiva, per arricchire le reciproche esperienze tecniche, es.: teatro-musica, audiovisivi, cinema, grafica e disegno;

2) gruppi di lavoro per la preparazione degli spettacoli e delle iniziative culturali di massa (scelta delle tematiche e delle possibilità di usare tutti i mezzi espressivi disponibili);

e) porre al servizio del movimento (collettivi operai, studenteschi, gruppi femministi, gruppi underground, circoli di quartiere, ecc.) le proprie capacità tecniche per facilitare la posizione autonoma di prodotti culturali da parte del movimento stesso.

 

SOTTOSCRIVONO (per ora): RE NUDO / ROSSO / CETRO DI CONTROCULTURA DI FIRENZE / CENTRO DI CONTROCULTURA DI MILANO / CENTRO AUDIOVISIVI DI TORINO / COLLETTIVO POLITICO DELL’ACCADEMIA BELLE ARTI DI TORINO / FAUSTO BOSIO E FABIO TOSI DELLA COMUNE Dl BRESCIA / ESTRA POP DI SAVIGLIANO / UNA TAZZA DI THE DI CUNEO / OMBRETTA COLLI / SERGIO ENDRIGO / NINNI CARUCCI / GIORGIO GABER / MASSIMO VILLA / RENZO ROBUTTI

                                 

                                 

                                da «Rosso. Giornale dentro il movimento» – anno 2 – n. 9 – aprile 1974

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