Compiti di fase dell’autonomia organizzata

Compiti di fase dell’autonomia organizzata

 

La situazione politica italia­na sta giungendo ad un punto decisivo per le lot­te proletarie. Su tutti i fronti di lotta si tratta, in questo periodo, di identificare il giusto obiettivo di fase, per poter colpire la ma­novra di ristrutturazione e di ge­stione delle crisi e, nello stesso tempo, per far crescere il poten­ziale rivoluzionario organizzato delle masse.

Il primo terreno è quello delle fabbriche. La chiusura del con­tratto lascia aperti tutti i proble­mi degli operai di fabbrica. Qua­le che sia la chiusura formale, la lotta resterà aperta. È soprattut­to sulle garanzie politiche del contratto estorto ai riformisti che va riportato l’accento: l’at­tacco alla contrattazione azienda­le, all’assenteismo, e i licenziamenti politici ecc. vanno imme­diatamente rintuzzati. Ma in ge­nerale sono i grandi obiettivi ope­rai che vanno immediatamente ripresi. La lotta sul salario e la tematica delle 35 ore, della ridu­zione dell’orario di lavoro, (che per quanto scomparsa formalmen­te dalla discussione, si è appro­fondita nelle fabbriche e deve essere espressamente ripresa co­me tematica di agitazione, come momento di unificazione fra ope­rai occupati e non occupati), de­vono tornare ad essere un ele­mento centrale del fronte delle lotte proletarie dell’autonomia. Ma non basta. La continuità del­la lotta, dentro e fuori dal terre­no contrattuale, sa di potersi di­stendere in strutture organizzate del potere operaio. Anche questi contratti hanno, malgrado tutti i silenzi e tutte le mistificazioni, mostrato a quale altissimo grado di mobilitazione fossero capaci di portarsi le fabbriche. I com­portamenti degli operai di Mirafiori e della Rivalta, il blocco dei grandi impianti del Petrolchimi­co di Marghera sono lì a mostrare che la rivolta operaia contro lo sfruttamento è ben lungi dal­l’essere domata. La bandiera del partito di Mirafiori non è mai stata abbassata: il suo potere si esprime sempre, come attacco, come rappresaglia, come indica­zione.

Ma su altri fronti l’iniziativa di fase dell’autonomia va tenuta alta ed approfondita organizzativamente. Sul territorio la lotta operaia si lega a quella dei senza lavoro, degli studenti disoc­cupati, del proletariato giovanile. Un obiettivo fondamentale e diretto dell’autonomia è quello del­la costituzione dei centri giova­nili del proletariato come centri di discussione e di organizzazione nei quartieri di uno strato di clas­se che intende come problema fondamentale il problema della modificazione radicale dei rap­porti di classe. Qui la forma di attacco, di «ultimatum» alle giunte rosa diviene fondamenta­le: così come lo è tutta la tema­tica collegata, quella del salario ai disoccupati, ai giovani, alle donne.

Qui, e contemporaneamen­te, sul terreno dei prezzi, dell’in­flazione galoppante. Non faccia­moci illusioni e soprattutto non produciamo nuove mistificazioni: non saranno certo i mercatini ros­si, non sarà certo la volontà ar­tigianale di confrontarci con lo strapotere delle multinazionali nella determinazione dei prezzi a determinare una modificazione della situazione.

L’unica possibilità è la lotta, è il movimento di appropriazione, è la paura padronale che continuando così si possono avere più guai che vantaggi. Il potere ope­raio, su questi terreni di massa, non può intervenire che come potere di massa. Salario sociale, lotta contro i prezzi: in terzo luogo si impone la lotta contro i costi. Le case e la rendita fon­diaria (in qualsiasi modo essa si presenti) costituiscono un obbiettivo di attacco fondamentale, dell’autonomia organizzata. È necessario attaccare e sfondare su questo terreno, trasformando la tematica dell’autoriduzione in tematica di potere proletario.

Ma tutto questo non basta an­cora. Se il ceto capitalistico, ed il ceto politico italiani sono de­boli ed inetti, se il riformismo da noi stenta ad affermarsi, non pos­siamo dimenticare che il centro del comando, il ricatto continuo sulle condizione di vita e di salario del proletariato italiano ven­gono fissandosi a partire dal li­vello delle multinazionali capi­talistiche. Attaccare e distrugge­re, come tali, queste centrali del comando è un tema fonda­mentale del movimento della classe. Non ci illudiamo di vincere su questo terreno, ma sap­piamo anche di non condurre azioni esemplari: qui si tratta di imporre, materialmente, attra­verso la pesantezza dell’atto, alle multinazionali un danno ed alla classe operaia la consapevolezza della centralità del potere multi­nazionale.

Ma tutto questo deve avvenire, come già spesso si è detto, sulla base di una inizia­tiva che si accompagni ad un progetto di organizzazione.

La condizione è matura, l’aria è buona. Si tratta di marciare. E preventivamente pensiamo al potere di repressione, alla capacità di anticipazione repressiva del padrone: anche su questo terre­no la nostra iniziativa deve es­sere principale. Abbasso il pa­drone, in tutte le forme in cui si presenta. Anticipazione della sua capacità repressiva. Attacco diretto alla sua capacità attuale di repressione.

 

da «Rosso Giornale dentro il movimento» – anno III – n. 8 nuova serie – 24 aprile 1976

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