Cosa sono i collettivi politici studenteschi

Cosa sono i: COLLETTIVI POLITICI STUDENTESCHI

 

Troppo spesso, nel movimento degli studenti, il problema dell’organizzazione delle masse e delle avanguardie è stato posto in modo distorto e modificato, o non è stato posto per niente. È  questo che ha permesso al PCI di fare di questo tema il suo cavallo di battaglia per l’intervento nella scuola.

Una cosa, i revisionisti, l’hanno capita: il problema dell’organizzazione non è problema di «vestiti» e di modelli indipendenti. Da ogni linea politica discendono dei modelli organizzativi conseguenti.

I revisionisti vogliono risolvere gli squilibri e le arretratezze della scuola, all’interno della funzione che questa società le delega; quindi propongono alle masse organismi (i consigli degli studenti) che possano rendere «compatibile» la «politica» degli studenti con la funzione di questa scuola, che cerchino di tamponare l’estraneità delle masse alla scuola borghese, facendole «partecipare» all’organizzazione della didattica, ecc.

Per noi è tutto il contrario: si tratta di sviluppare l’estraneità degli studenti alla scuola, di trasformarla in antagonismo politico cosciente all’organizzazione borghese dello studio. Quindi non vogliamo organizzare le masse nell’istituzione, ma contro l’istituzione questo è il senso della nostra lotta ai parlamentini e alla regolamentazione dell’agibilità politica.

E’ possibile che crescano organismi rappresentativi del movimento delle masse contro questa scuola e quindi non costruiti su discriminanti ideologiche), solo dove le masse non vivono la «politica»

come qualcosa di esterno, di ideologico, che non ha nulla a che vedere con le loro contraddizioni con l’istituzione.

Molti compagni hanno scelto queste contraddizioni come terreno di scontro «sindacale».

In questo modo, a lungo andare, hanno alimentato questa concezione: una cosa è la lotta «interna» e un’altra è la «politica» con la P maiuscola; quella di Andreotti, del Vietnam, della classe operaia.

Esempi classici di questa tendenza sono Avanguardia Operaia e il MS della Statale di Milano.

Ecco dunque un modello di organizzazione che è comune a molti settori del movimento: vengono barattati per « organismi di massa », organismi generalmente costruiti su discriminanti ideologiche,

che di massa non sono affatto, in quanto ripropongono una visione della politica esterna al movimento delle masse. Sono, in sostanza, degli organismi d’avanguardia, più o meno forti, ma propri delle avanguardie.

 Costruire organismi di massa nella scuola significa per noi organizzare l’estraneità delle masse alla istituzione; quindi significa costruire organismi «aderenti» all’istituzione, che siano momenti unitari di tutti gli studenti che fanno questa lotta; dove questi studenti facciano politica in prima persona (Collettivi di sezione, di piano ecc.).

Per noi rompere l’ambiguità di organismi quali i CUB, i Collettivi del MS (almeno a Milano) ecc., significa appunto proporre al movimento questo modello organizzativo.

Arriviamo dunque ai Collettivi Politici Studenteschi. I Collettivi Politici Studenteschi sono quegli organismi d’avanguardia che portano questo programma nella scuola.

Questa proposta, infatti, non potrebbe marciare se non avesse delle solide gambe nel movimento. E non potrebbe, noi crediamo, essere portata avanti direttamente dai gruppi, nell’intervento di massa. Per questo i Collettivi Politici Studenteschi sono, realmente e non formalmente, organismi autonomi delle avanguardie studentesche: perché vogliono raccogliere tutto uno strato intermedio di avanguardie di scuola, che pur non riconoscendosi direttamente nei gruppi, hanno una problematica politica che travalica i temi dell’intervento nella singola scuola, per porsi quello di un intervento strategico.

Il fatto che i C.P.S. non si basino su discriminanti ideologiche, non contraddice certo il loro carattere d’avanguardia»: i compagni che ne fanno parte sono comunisti che si unificano su un programma strategico di intervento sulla scuola.

I punti discriminanti di questo programma possono essere riassunti sommariamente:

I) il rifiuto dell’ideologa e del sindacalismo: il lavoro continuo perché le masse si riapproprino in prima persona della politica, all’interno dello scontro continuo con la scuola borghese, in tutte le sue articolazioni.

2) il  riferimento politico ed organizzativo all’autonomia operaia: sviluppare le lotte degli studenti sulle tematiche centrali del programma operaio: la lotta egualitaria e la lotta per il salario. Fare di questo programma la base per l’attacco cosciente delle masse estraniate alla divisione del lavoro.

3) lavorare concretamente per la costruzione di organismi rappresentativi del movimento delle masse. Su questo piano è possibile unificare nei C.P.S. compagni che, sebbene abbiano diverse impostazioni teoriche, sono uniti sul programma d’intervento nella scuola. È significativo, ad esempio, che in molte città questa esperienza sia stata fatta propria anche da Lotta Continua.

 

da «Rosso. Quindicinale del Gruppo Gramsci» – anno I – n. 2 – 2 aprile 1973

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