La multinazionale Fiat si ristruttura

IL CONTROLLO SUL CICLO

La multinazionale Fiat si ristruttura


È noto il libro di Levinson nel quale viene elencato il prodotto nazionale lordo di quasi tutti i paesi del mondo e il prodotto lordo delle maggiori multinazio­nali: General Motors, Standard Oil, Ford Motor, ecc. In questo elenco la FIAT è al 95mo posto prima della Firestone. Si pensi ad esempio che il prodotto lordo della Irlanda è di 3,4 milioni di dollari e quello della FIAT di 2,3 milioni di dollari.

La FIAT quindi come multi­nazionale può essere gratificata di tutti i giudizi che si danno su questi colossi: ingerenza nei paesi nei quali operano, specu­lazioni sulle valute e sulle mate­rie prime, evasioni fiscali, ten­denza a manopolizzare i settori chiave dell’economia, corruzione di personalità locali. Troviamo stabilimenti di montaggio FIAT in tutti i paesi del mondo: com­presi i più fascisti. In Cile è in programma la costruzione di uno stabilimento.

Giovanni Agnelli su Espan­sione del novembre scorso a proposito degli stabilimenti nei paesi dell’Est scriveva: «La FIAT fornisce, con i suoi uomini migliori e con la sua esperienza, assistenza, progetti e piani di la­voro». Nel 1973 in Jugoslavia ve­nivano fabbricate circa 95.000 autovetture, in Polonia 75.000 ed è in progetto un gigantesco stabilimento in Slesia che pro­durrà 150.000 automobili l’an­no. Lo stabilimento di Togliattigrad ha 51.045 operai, dei quali 28 mila alla produzione.

La dipendenza tecnologica di queste industrie dalla FIAT è indiscutibile, come pure l’orga­nizzazione del lavoro. La FIAT non ha bisogno di attuare in questi paesi i suoi progetti di ristrutturazione e repressivi per­ché la classe operaia è comple­tamente controllata dagli appa­rati del partito e la pace sociale è assicurata.

Il caso della FIAT-SEAT in Spagna può essere esemplificati­vo di come si muovono queste multinazionali e di come utiliz­zano la crisi economica. La FIAT esercita sulla SEAT un controllo determinante. Le esportazioni della SEAT si sono interrotte bruscamente quando Agnelli ha cominciato ad avere delle difficoltà. Nello stesso tempo le industrie spagnole di quel settore aumentavano le esportazioni. Da una parte con la scusa della crisi la SEAT vor­rebbe ridurre la produzione, dall’altra vorrebbe l’aumento dei ritmi di produzione perché gli stessi lavoratori producano più automobili. In pratica gli obiettivi della FIAT-SEAT sa­rebbero: 1. ristrutturare gli or­ganici licenziando gli operai più anziani e più combattivi; 2. fre­nare le rivendicazioni salariali.

La tendenza comunque è del­lo spostamento della produzione automobilistica dalle aree eco­nomicamente avanzate (dove vi è un alto tasso di produzione e un alto tasso di saturazione) ad aree dove l’automobile non veni­va prodotta, dove i salari sono più bassi e il mercato in espan­sione. Oggi i mercati nuovi sono costituiti dall’America Latina (Brasile, Argentina). Ma negli anni che seguiranno si vedranno sorgere mercati nei paesi arabi, in Asia e Africa.

Questa tendenza produrrà una crisi in quei paesi dove la produzione di auto era più svi­luppata: una contraddizione fra Torino e Barcellona. Da parte di Agnelli che ha voluto ottenere un controllo formale sulla SEAT di Barcellona vi era il progetto di ridistribuire la produzione nell’area FIAT a danno di Tori­no ed a favore di Barcellona.

La previsione FIAT era che nell’anno ’80 la produzione al­l’estero avrebbe equilibrato la produzione italiana e questo non è solo una questione di mercati, ma una questione politica più profonda. La crisi mondiale del­le materie prime ha solo accele­rato questo processo. A gennaio la FIAT ha aperto uno stabili­mento in Brasile che produce 200.000 automobili: pratica­mente il potenziale FIAT all’e­stero è uguale non acora al potenziale, ma alla produzione i-taliana.

La FIAT tende, dunque, in quanto produttrice di automobi­li, a dislocarsi fuori dall’Italia. L’Italia funziona da retroterra: per esempio tutta una serie di macchine utensili che lavorano in Argentina e Brasile vengono costruite in Italia.

Ma comunque la tendenza più importante e che deve inte­ressare i compagni e di cui ci occuperemo anche nel prossimo numero è quella del trasformarsi da società industriale a società finanziaria. La diversificazione FIAT di cui parlano 4 suoi diri­genti consiste in sostanza nello spostamento di grandi capitali a livello finanziario che interven­gono dappertutto nel mondo.

Tutte le caratteristiche che si discrivono delle multinazionali: ad esempio lo stato nello stato, sono caratteristiche che sono permesse dall’intervento delle fi­nanziarie e quindi dall’enorme potere di controllo su differenti settori dell’economia nazionale.

 

da «Rosso. Giornale dentro il movimento», 18 ottobre 1975, n. 2

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