Territorio: nuova dimensione dell’autonomia operaia

Marghera

Territorio: nuova dimensione dell’autonomia operaia

 

Agosto ’74: si completa il quadro dell’iniziativa capitalista sul terreno della crisi.

La «liberalizzazione» del blocco dei prezzi scatena la corsa all’esproprio del salario operaio e spiana la strada ai grossi calibri delle tariffe pubbliche, della grande distribuzione, dei servizi di trasporto. Gli organi dello Stato si fanno carico, ancora una volta, dei tempi e dei modi di esecuzione della manovra inflazionistica.

Il ricorso massiccio alla cassa integrazione in fabbrica è accompagnato dall’attacco dei livelli occupazionali nel settore manifatturiero, a partire dai settori più deboli della struttura operaia: edile, tessile elettromeccanico e chimico della fabbrica diffusa.

Questo processo di espropriazione della composizione politica di classe mira a colpire, attraverso una serie di operazioni di alleggerimento (Lancia, Autobianchi, ecc…), il cuore della struttura di classe: l’operaio metalmeccanico del ciclo dell’auto.

La ristrutturazione delle forze produttive in fabbrica arriva a coinvolgere l’intera struttura del mercato della forza-lavoro: c’è il bisogno di spaccare in due strati sociali antagonisti la struttura del salario operaio. Da una parte il reddito garantito di chi rimane in fabbrica, dall’altra il reddito precario dei sottoccupati, dei lavoratori a domicilio, dei proletari sempre in cerca di nuovo lavoro, dei disoccupati cronici.

È la fine dell’esercito salariale di riserva. Ancora una volta il centro-sud diventa il banco di prova di questa sperimentazione antioperaia.

Settembre ‘74: il quadro dell’ingovernabilità proletaria si arricchisce di nuove figure politiche e di nuove torme di lotta.

Napoli, Caserta e Roma: il filo rosso dell’insubordinazione proletaria unisce disoccupati che assediano il comune con gli operai posti in cassa integrazione che occupano le stazioni ferroviarie, con le donne proletarie che organizzano la distribuzione gratuita del latte nei quartieri, con i proletari che praticano l’autoriduzione dei fitti e delle tariffe nei quartieri e nelle borgate.

Da Forcelle a S. Basilio l’insubordinazione proletaria si qualifica come iniziativa politica per il comunismo: il terreno di lotta per l’appropriazione come terreno strategico di attacco alla crisi.

La provocazione di Stato scatta a S. Basilio: al reddito «garantito» la riforma della casa, ai «poveri» la disperazione e l’insubordinazione inconsulta. Ma è proprio l’iniziativa militare e politica dei proletari di S. Basilio a capovolgere i termini della provocazione: ai proletari il rifiuto dei costi della crisi, al capitale il «compromesso storico».

Dai punti più deboli della struttura di classe ai punti di forza: Torino, Milano allargano il fronte della pressione operaia sul terreno dell’appropriazione. Sindacato e Partito formulano parole di scongiuro: «disobbedienza civile» e «nuova trattativa sugli aumenti delle tariffe pubbliche» con il governo, ma nel frattempo si allarga la forbice che li chiude da un lato dentro la prospettiva di un nuovo sindacato giallo, dall’altro un nuovo livello dell’autonomia operaia.

Ottobre ’74 – Al Petrolchimico di Porto Marghera si forma un «comitato per l’autoriduzione» delle bollette dell’ENEL, che si fa carico di collegare la propria iniziativa con quella analoga sul territorio che in alcune situazioni operaie di quartiere sta nascendo attorno agli organismi autonomi nati dagli «scioperi della spesa» di fine luglio.

Alla luce di questi fatti il territorio va visto non solo come «area di ricomposizione» dell’autonomia operaia ma come un nodo centrale dello scontro di classe in atto.

È infatti sul territorio che riformismo operaio e socialdemocrazia del lavoro mirano ad una sconfitta del movimento operaio, attraverso una sistematica distruzione delle condizioni materiali di resistenza e controffensiva proletaria. Mentre il Sindacato contrappone in fabbrica la nuova professionalità del lavoro al rifiuto del lavoro, il Partito deve costruire i suoi «Soviet» nel territorio: sviluppo di cooperative di consumo «autogestite» dai lavoratori nel settore della grande distribuzione, consigli e comitati di quartiere e di zona come organi della «nuova svolta democratica».

Tra un ricatto di «golpe» ed una crisi di governo si rafforza la «socialdemocrazia di stato» usata contro le concentrazioni operaie delle metropoli: distruzione della struttura di classe cresciuta dentro il ciclo dell’auto, smobilitazione delle concentrazioni operaie del ciclo chimico e dislocazione degli impianti nelle regioni «rosse».

È questa una tendenza internazionale del capitale.

È la tendenza del nuovo modello di sviluppo, che vede la gestione della crisi passare attraverso un rovesciamento dei rapporti di forza che l’hanno generata: la «crisi energetica» e l’inflazione vengono giocati sia contro i movimenti di resistenza armata della «periferia» imperialista sia contro il rifiuto del lavoro degli operai metropolitani; l’attacco frontale contro la forza-lavoro in quanto produttrice di valore viene condotta in termini di svalorizzazione del fattore lavoro all’interno del processo produttivo, non solo con una radicale modificazione della sua composizione organica (diminuzione del fattore lavoro nei settori strategici) ma con una svalorizzazione del lavoro come salario reale, come forza produttiva.

Con questa operazione politica di scorporo della composizione di classe il capitale tende di contrapporre il territorio i comportamenti politici dei proletari «emarginati» dal processo produttivo ed inseriti in un mercato di lavoro precario con quelli della classe operaia della nuova professionalità di fabbrica.

In questo quadro generale si saldano i due termini della «collaborazione» di classe; il capitale ricorre al movimento operaio riformista per ricostruire l’assetto istituzionale entro cui la produzione di merci ritrovi la proprietà di forma generale dei rapporti sociali.

Ma è anche sul territorio che l’autonomia operaia sta sperimentando, all’interno di un comportamento che si va massificando attorno ad alcune figure sociali di classe, la sua capacità di direzione politica e organizzativa sull’intera rete sociale del contrattacco proletario.

 

Assemblea Autonoma di Porto Marghera

 

da «Rosso. Giornale dentro il movimento» – anno 2 – n. 11 – ottobre 1974

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